Vi siete persi l’intervento di Howard Gardner durante la terza edizione di Art For Business Forum? C’eravate e volete risentire le suggestioni dello studioso americano? Cliccate sull’immagine per accedere al video e ai materiali della serata.
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Vi siete persi l’intervento di Howard Gardner durante la terza edizione di Art For Business Forum? C’eravate e volete risentire le suggestioni dello studioso americano? Cliccate sull’immagine per accedere al video e ai materiali della serata. Intervista a Anna Simioni, Ceo di Unimanagement In occasione di Art For Business Forum 2010, quattro importanti gallerie milanesi − Riccardo Crespi, Francesca Kaufmann, Le Case d’Arte e Fondazione Marconi − hanno ospitato inediti percorsi di lettura dell’opera d’arte. Un gioco per sperimentare insolite possibilità d’incontro con i linguaggi artistici a partire dai temi al centro della terza edizione del Forum. Di seguito il report scritto da Benedetta Marchesi, una delle giovani Arts Tutor, formata da Art For Business, che insieme al personale presente in galleria era a disposizione del pubblico per aiutarlo a valorizzare al meglio queste insolite didascalie. Report a cura di Benedetta Marchesi, Università Cattolica del Sacro Cuore Entrando dentro la galleria il visitatore viene accolto da due giovani studenti che propongono di fare un gioco. Strana offerta all’interno di una Galleria. Raccogliendo la sfida, l’ospite dà una prima occhiata in giro e nota che mancano le solite piccole didascalie a fianco alle opere. Seconda anomalia della visita. Una volta concentrata l’attenzione su un’opera, si consiglia di prendere la cartolina di riferimento e dedicarle/si una decina di minuti. Sul fronte la cartolina riporta una breve descrizione dell’opera e un invito. Provo a seguire con il mio corpo il movimento delle linee. Quanto tempo può aver impiegato l’artista per realizzare quest’opera? L’ospite comincia a entrare in relazione con l’opera, inizia a conoscerla, ad individuarne particolari che ad una prima occhiata sarebbero passati inosservati. Ne distingue le sfumature dei colori, i dettagli grafici, la grandezza della pennellata. Continue reading Didascalie parallele Report a cura di Vittoria Bassetti e Elisa Fossati Le fotografie del Forum sono state realizzate da Alessandra Botto, Stefano Cardini, Carolina Dei Pieri, Paola Meloni, Federico Pontiroli, Luisa Sciullo. La struttura di un brano jazz può essere paragonata a quella di un’organizzazione? È quello che hanno cercato di chiedersi, in un appassionante confronto tra i due mondi, Dario Villa (formatore di Trivioquadrivio e docente universitario) e Ferdinando Faraò (batterista e compositore jazz), titolari dell’approccio all’apprendimento organizzativo Jazz For Business. Perché proprio il Jazz? Cosa è che rende questo genere così adatto ad una metafora del genere? Continue reading Ascoltare l’organizzazione: il Jazz come metafora della complessità Report a cura di Laura Ghirlandetti
L’ultimo incontro di questi due intensi giorni di Forum lascia la parola a un ospite di grande prestigio, il filosofo Carlo Sini, nella ben riposta speranza che non ci siano, almeno per una volta, somme da tirare, ma che semmai si possano scompaginare i fogli di un archivio che rischia di starsene troppo ordinato, per rimettere in circolo tutto il patrimonio latente di curiosità, affettività, storia, cultura, e soprattutto lo stimolo sopito al farsi domande, che in questo momento d’incertezza condivisa è sicuramente la ricchezza più grande portata dalla crisi economica. L’ospite, insomma, è quello giusto per farci aprire nuove strade, per affascinarci, disporci ed aiutarci a formulare “la domanda” che apre al futuro e alla ricerca di un cammino che si fa risposta. ”Caminantes no hay camino hay que caminar.” (Luigi Nono) Continue reading Il valore della memoria Grazie al lavoro della community di AFB anche chi non ha partecipato al Forum ha potuto leggere i racconti di queste tre giornate. I report dei ragazzi rappresentano una traccia importante per sedimentare quanto accaduto e aiutare a riflettere sugli aspetti più interessanti emersi. Come in ogni evento che si rispetti vorremmo proporvi un piccolo bis e raccontarvi da un altro punto di vista gli ultimi due incontri che hanno chiuso la giornata di sabato.
Report a cura di Federica Sfregola Il programma prevedeva un dibattito a tutto fuoco tra il manager “prestato alla cultura” Mario Resca, Simonetta Bonomi, Roberto Mazzei e Germano Celant, sul tema che negli ultimi tempi sta vivacizzando il panorama artistico e culturale italiano. La valorizzazione come strategia di attualizzazione e comunicazione del patrimonio culturale in Italia ha suscitato un dibattito acceso, alla luce delle tendenze che spingono al trasferimento di opere d’arte per conquistare nuovi pubblici internazionali. La mancata partecipazione di Mario Resca alla tavola rotonda dell’Art For Business Forum non ha placato le polemiche dei detrattori di questa pratica a volte scomoda, ma che appare una via percorsa anche dalle più importanti istituzioni internazionali. Continue reading L’attrattività della conoscenza Report a cura di Alessandra Cadioli, Università Cattolica del Sacro Cuore
La piccola orchestra che apre le sessioni nel salone d’onore, ricordando l’importanza che va posta all’ascolto, suona per l’ultima volta e, mentre fuori il cielo si oscura, la stanza accoglie gli ultimi ritardatari all’incontro che chiude le due intense giornate di Forum. Protagonista sarà il filosofo Carlo Sini, presentato con emozione da Valeria Cantoni, per sviluppare un dialogo immaginario con Pitagora sulla “rilevanza delle arti per il tempo presente”. Continue reading Carlo Sini: il valore della memoria Report a cura di Paola Galassi, Università degli Studi di Milano Le fotografie del Forum sono state realizzate da Alessandra Botto, Stefano Cardini, Carolina Dei Pieri, Paola Meloni, Federico Pontiroli, Luisa Sciullo. Art For Business nasce per facilitare il transfer tra due ambienti apparentemente molto lontani come quelli dell’arte e del business. Come rendere feconda la relazione tra i due mondi? Non esiste una soluzione scientifica a questo quesito, ma sicuramente possono aiutarci le esperienze vissute in prima persona e raccontateci dagli ospiti dell’incontro “L’MBA del futuro sarà al museo?”. Continue reading L’MBA del futuro sarà al Museo? A cura di Eugenia Grassi, Università Cattolica del Sacro Cuore
Art For Business Forum | L’attrattività della conoscenza from Art For Business on Vimeo. L’incontro è stato introdotto dall’intervento di Valeria Cantoni, la quale ha sottolineato come questa occasione di confronto sulla valorizzazione non debba dividere antico e contemporaneo – come forzatamente viene spesso fatto – in quanto il contemporaneo, l’oggi, comprende e include la totalità del patrimonio, che abita la nostra quotidianità. Successivamente il moderatore della conferenza, Pier Luigi Sacco, ha evidenziato l’interesse di un simile incontro, diverso dal solito, che spinge a ragionare per ipotesi e a comparare la situazione della valorizzazione italiana con quella europea. Continue reading L’attrattività della conoscenza: cosa significa valorizzare i luoghi di cultura A cura di Giulia Tognozzi e Silvia Zanellato, Università Cattolica del Sacro Cuore Le fotografie del Forum sono state realizzate da Alessandra Botto, Stefano Cardini, Carolina Dei Pieri, Paola Meloni, Federico Pontiroli, Luisa Sciullo Nella suggestiva e accogliente cornice del Teatro Agorà alla ripresa della seconda giornata di conferenze ci si interroga su che cosa accade quando l’arte entra nei processi di produzione e di comunicazione aziendale. Mantenendo come punto di riferimento il concetto di Howard Gardner sull’arte come transfert all’interno dell’organizzazione, durante l’incontro sono stati analizzati quattro casi significativi di collaborazione tra il mondo artistico e quello imprenditoriale. Utilizzando l’arte nei processi aziendali si deve riflettere su quale sia l’effettivo valore che essa può generare nell’impresa. Ad oggi sono poche le risposte certe sull’argomento, poiché è difficile che le logiche gestionali si adattino alla creazione artistica. Questo incontro mette in luce non solo alcune collaborazioni riuscite, ma anche le difficoltà che sono state riscontrate durante le fasi di avvicinamento tra la politica aziendale e l’arte. Continue reading Arte e industria A cura di Giulia Carrara, laureata presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Salvatore Ferraiuolo, Università Cattolica del Sacro Cuore Le fotografie del Forum sono state realizzate da Alessandra Botto, Stefano Cardini, Carolina Dei Pieri, Paola Meloni, Federico Pontiroli, Luisa Sciullo Come da programma, venerdì 22 ottobre alle ore 19:00 le luci del Teatro dell’Arte si spengono e il maxi schermo si accende. Le immagini proiettate raffigurano la storia, la cultura, le idee, la luce, l’opera, l’innovazione, la civiltà in un minuto ricco di suggestione che preannuncia l’incontro cardine del Forum e che ha come protagonista Howard Gardner, professore presso l’Harvard Graduate School of Education, direttore dell’Harvard Project Zero e professore associato di neurologia alla Facoltà di Medicina dell’Università di Boston. A cura di Francesa Lionetti, Università Cattolica del Sacro Cuore, Martina Dal Grande Università Cattolica del Sacro Cuore e Mariachiara Simonetti, Università IULM. Le fotografie del Forum sono state realizzate da Alessandra Botto, Stefano Cardini, Carolina Dei Pieri, Paola Meloni, Federico Pontiroli, Luisa Sciullo In questo laboratorio del pensiero 6 artisti si interrogano su 6 parole che incarnano l’anima del loro paradigma espressivo e tentano di darne una lettura capace di stimolare il lavoro e la vita quotidiana. Sei protagonisti per sei tematiche dalla doppia qualifica, artistica e manageriale. All’interno dei complessi processi di evoluzione e involuzione, l’essere umano dotato di sensibilità creativa può vincere l’appiattimento etico e morale. La conoscenza artistica può aiutarci a recuperare il rapporto con noi stessi, con gli altri e con le cose, al fine di gestire e ordinare l’esistenza umana costantemente oppressa dalla ragione strumentale. “Bello, giusto ed efficace”: una nuova visione del quotidiano per un effettivo equilibrio tra coscienza e compimento. Continue reading 6×6: le parole delle arti per il management A cura di Luigi Testa, Università Commerciale Luigi Bocconi Le fotografie del Forum sono state realizzate da Alessandra Botto, Stefano Cardini, Carolina Dei Pieri, Paola Meloni, Federico Pontiroli, Luisa Sciullo Quali le possibili connessioni tra arte e impresa? Quali gli effettivi benefici di un approccio orientato alla contaminazione artistica di un mondo spesso cieco davanti agli stimoli culturali contemporanei? Convergenze parallele di due universi solo apparentemente discordanti, seppur intimamente interdipendenti. IL CONFRONTO tra Roberta Ceretto, Alberto Toffoletto e Marino Sinibaldi, nel contesto dell’ultima edizione del Forum Art for Business, pone l’accento su come la vita professionale, nonché le pratiche di business adottate nello svolgimento della propria attività lavorativa, possano essere influenzate dall’arte. Continue reading Come l’arte mi ha cambiato la vita A cura di Serena Pellegrini, Università Cattolica del Sacro Cuore Le fotografie del Forum sono state realizzate da Alessandra Botto, Stefano Cardini, Carolina Dei Pieri, Paola Meloni, Federico Pontiroli, Luisa Sciullo Dopo il dibattito su cosa le organizzazioni si aspettano in termini di qualità umana, Valeria Cantoni, introduce il progetto di ricerca: Il valore dell’arte nella quotidianità e nelle organizzazioni. COME LE PERSONE FRUISCONO L’ARTE? L’incontro si apre con questo interrogativo su cui si basa tutta l’indagine iniziata nel giugno 2009 (la prima fase si è conclusa nel marzo 2010), i cui risultati saranno pubblicati a gennaio 2011. La ricerca è stata condotta attraverso le testimonianze di 100 visitatori di mostre (pubblico generico, appassionati, manager, etc.) all’uscita di musei e gallerie milanesi, per approfondire il rapporto che intercorre tra individuo e opera d’arte e la conseguente rielaborazione nella vita quotidiana, mentre in parallelo sono stati intervistati 50 artisti italiani di arte visiva per sapere qual è la situazione artistica odierna e come è possibile confrontarsi con l’arte. Continue reading Il valore dell’arte nella quotidianità e nelle organizzazioni A cura di Alessandra Cadioli, Università Cattolica del Sacro Cuore. Le fotografie del Forum sono state realizzate da Alessandra Botto, Stefano Cardini, Carolina Dei Pieri, Paola Meloni, Federico Pontiroli, Luisa Sciullo IL VALORE UNIVERSALE DELLA CULTURA, in termini di circolazione di sapere ed efficace inclusione di linguaggi diversi, è incarnato appieno da un luogo come La Triennale di Milano, utile fucina di sintesi e primario punto d’incontro fra diversi mondi artistici e culturali. Proprio nel Salone d’Onore de La Triennale si è tenuta la terza edizione di Art For Business Forum, aperta da un dibattito sulla modalità con cui le arti possono trasformare ogni forma di organizzazione: “L’importante è offrire oggi una visione nuova e rinnovata del concetto di cultura che riporti al centro l’uomo.” È questo l’invito rivolto nella conferenza di apertura del Forum dal Presidente de La Triennale, Davide Rampello. Continue reading Trasformare le organizzazioni attraverso le arti L’avevamo promesso: tutti quelli che non hanno avuto la possibilità di seguire i Lavori del Forum, adesso potranno scoprire gli interventi degli ospiti della due giorni. A partire da oggi, infatti, pubblicheremo su questo blog tutti i report degli interventi, grazie al prezioso lavoro dei volontari, che, oltre a occuparsi della logistica e dell’accoglienza, hanno seguito e riportato gli interventi di tutti i protagonisti del Forum, da Carlo Sini a Howard Gardner, da Fabio Vacchi a Maurizio Maggiani, fino a Simonetta Bonomi e Michele De Lucchi. Usiamo questo blog ancora una volta come strumento per stimolare commenti, riflessioni e discussioni post Forum. Questo per mantener vivo l’interesse, per far sì che il lavoro di questi due giorni continui per 365 giorni all’anno. Per cui non vi resta che leggere.. e commentare! Il ruolo del curatore. Intervista a Germano Celant, a cura di Camilla Bettiga. L’intervista a Pier Luigi Sacco, a cura di Paolo Antonini. Intervista a Maurizio Maggiani a cura di Paola Galassi e Laura Ghirlandetti Intervista a Laura Curino, regista e attrice, a cura di Paola Galassi e Laura Ghirlandetti Laura Curino sarà a Milano con tre nuovi spettacoli al Teatro Ringhiera. Passione, dal 3- 5 novembre, di Laura Curino, Roberto Tarasco, Gabriele Vacis per la regia di Roberto Tarasco. Organizzato dall’Associazione culturale Muse in collaborazione con Fondazione Teatro Stabile di Torino. L’eta’ dell’oro, Letture dallo spettacolo, dal 10 al 12 novembre. Di Laura Curino e Michela Marelli, con Laura Curino, per la regia di Serena Sinigaglia. Uno spettacolo che nasce dall’incontro tra Laura Curino, Laboratorio Teatro Settimo e la compagnia ATIR. Camillo Olivetti, dal 13 novembre al 14 novembre, storico spettacolo di Laura Curino e Gabriele Vacis. Intervista a Guido Stratta, amministratore delegato Enel Si, a cura di Paolo Antonini.
Usiamo questo blog ancora una volta come strumento per stimolare i commenti, riflessioni e discussioni post forum. Per cui v’invitiamo a partecipare e a seguirci ancora. A partire da questa settimana e nelle prossime, pubblicheremo alcuni approfondimenti sul Forum: video, interviste ai protagonisti, abstract degli incontri scritti dagli studenti che ci hanno seguito, fotogallery, e tanto altro ancora. Questo per mantener vivo l’interesse, per far sì che il lavoro di questi due giorni continui per 365 giorni all’anno. Ma abbiamo bisogno di voi. Abbiamo deciso di essere un’associazione non profit – come ha detto Valeria Cantoni – proprio perché è l’unica forma societaria che ci permette di dialogare e lavorare con quante più realtà possibili, di costruire un network di soggetti. Per questo v’invitiamo sostenerci. Associarsi ad AFB dà diritto a partecipare alle attività organizzate dall’associazione, di beneficiare dei risultati delle ricerche condotte e di ricevere una newsletter su eventi artistici e culturali selezionati e case history internazionali sul tema arte-cultura-impresa. Desideriamo dare vita a un tavolo di imprese, istituzioni, università e singole persone unite dalla volontà di definire e sperimentare il valore che i linguaggi artistici possono portare all’interno delle organizzazioni, affichè l’attenzione verso la cultura d’impresa e la promozione dell’innovazione abbiano un peso sempre più importante nelle scelte istituzionali del nostro Paese.
19.00 L’immagine di Pitagora che scorre sul video è la famosa “Testa di Pitagora”, che rappresenta l’immagine del filosofo stesso con cui dialogherà Sini. “Realtà dannata dell’oblio” 19.10 A confronto gli economisti e direttori dei musei in un dibattito che, nel periodo di crisi creativa e economica, la cura e l’unione dei saperi, giova alla nostra società (Bodega). Carlo Sini è l’ Uomo della mediazione dei saperi. 19.17 La testa di Pitagora e la sapienza filosofica (la parola filosofia è stata pronunciata per la prima volta da Pitagora). Mito di Orfeo: la parola di Orfeo ha una potenza magica, ha la forza emotiva di mutare gli animi. Dopo l’episodio di Euridice, le Menadi gettano la testa di Orfeo, diventato ancora più diffidente e misogino, nell’oblio. Egli paga il fio della sua stessa arte. L’arte che mira al possesso delle cose è un’arte mortuaria. L’arte non mortuaria è l’arte del transito che non vuole assoggettare, ma lascia il soggetto libero. 19.25 Marx: a fondamento della vita umana sta l’economia (non la scienza dell’economia). Ma se tutta la vita deve riprodursi, deve riprodursi in altri individui (noi non siamo immortali) l’individuo deve organizzare la sua vita per sopravvivere e organizzare la struttura della comunità per risolvere il problema economico. Non ci sono due mondi- quello del lavoro e quello spirituale – la struttura della società è una struttura economica e comanda la sovrastruttura. Questa condizione strutturale della vita è determinante per tutto il resto. 19.28 Le strutture economiche cambiano e non è assolutamente pensabile tornare indietro, ma la musica, la poesia, il teatro, la pittura, più passa il tempo, più sono belli e diventano strumento di educazione. <<Il mito di Orfeo ci insegna che le cose umane cambiano nella loro materialità, ma la poesia continua a cantare>> 19.30 Il mondo è morto, ma la testa no. Il possesso è il nostro inferno e l’amore non è possesso. Nel momento in cui vogliamo assicurarci, siamo in cammino verso l’inferno. 19.35 Ciò che caratterizza l’economia è l’arte della sopravvivenza, l’arte della vita umana. Ma solo quando l’arte è donazione allora è un canto eterno, che va oltre le contingenze. Il mito di Orfeo, allora, suggerisce che l’uomo di oggi non può “trattenere”, ma deve consentire di produrre per tutti. Questa è arte, perchè se si produce solo per se stessi, allora è inferno. 19.43 Pitagora: teoria della trans-migrazione delle anime: la vita s’incarna in infinite figure – continuità che trascende la pretesa di proprietà (sempre Orfeo!) Pitagora: infinità eterna della vita Partendo dai numeri otteniamo le qualità, quelle dell’animo umano, che commuovono persino Persefone. 19.47 L’arte è l’impresa. Ci circondiamo di bei quadri, ascoltiamo della buona musica, ma il cuore della faccenda sta nella parola tanto cara a Pitagora, vale a dire l’armonia. 19.50 La vita è un museo, è già Arte. L’Arte non è una cosa che si aggiunge all’economia, non è una cosa che si fa dopo il lavoro…non può essere qualcosa di appropriativo, non può assoggettare, l’Arte di quel che si fa è dovunque si fa. Bisogna fare del lavoro un’Arte. 19.55 L’insegnamento che l’arte ci dà è reiterato in ognuna delle sua espressioni. L’arte stessa ci insegna, è quello che resta, è quello che è fatto non per sè, ma per essere donato. Quello che è fatto, non è per sè ma perchè ci siano altri sè. 19.56 Standing ovation per il filosofo. 19.57 Bodega, riprende Carlo Sini, si domanda se il canto di Orfeo e il pensiero di Pitagora non siano l’energia della natura, del cosmo, quella che fa girare le sfere dell’universo. 20.02 Paolo Rosa: l’esperienza dell’apprendere è linfa che muove l’impresa. 20.04 Leonardo Previ invita le persone ad andare sul sito internet per rivivere, ricantare le belle parole che sono state dette durante il forum. 20.08 Sulla domanda posta dal pubblico Carlo Sini riprende il concetto di umanità profana. Durante tutta la vita ogni uomo deve oltrepassare certe soglie, e l’insegnamento della tenda di Pitagora è che a queste soglie non possiamo sfuggire. 20.12 La figura del mercante, può essere letta come figura negativa, ma se la si vuole leggere come figura positiva allora la si deve definire come un “passatore di merci”, non le trattiene, non se ne appropria, ma le dona. La parola di Pitagora diventa per i pitagorici un talismano. La verità è un evento. 20.16 Il canto che continua a cantare, canta dei contenuti che noi continuiamo a trasferire. Quando noi parliamo degli altri, parliamo di noi. Noi passiamo ma quello che noi siamo passa agli altri non passa. Il significato della nostra vita è basato sul significato che gli altri fanno della nostra vita. 20.20 La società umana non può fare a meno del vizio, perché il vizio è produttivo. Nella favola delle api si narra di una società dove la ricchezza di tutti dipende dalla ricchezza dei più. Se non ci rendiamo conto che la società umana è un misto di ordine e disordine, allora regrediamo allo stato di natura. 20.25 La dinamica non può essere cancellata, avremo sempre a che fare con delle persone che ostacolano il cammino della donazione e promuovono il cammino dell’appropriazione. C’è del buono anche in questo, c’è una latente donazione. In ogni caso la dialettica rimane e la cultura deve battersi perchè certe cose continuino ad essere dette, perchè se il canto si spegne, questo è peggio. 20.30 Art For Business si conclude qui. Siamo un’associazione perchè abbiamo bisogno di includere persone per favorire il dialogo. Con: Simonetta Bonomi, Germano Celant, Roberto Mazzei. Modera Pier Luigi Sacco 15.43 Confronto sul tema della valorizzazione che non può dividere l’antico dal contemporaneo. 15.46 PIER LUIGI SACCO Parlare di valorizzazione non in relazione a straordinarie performances economiche, ma per far sì che il patrimonio culturale sia parte della vita quotidiana e possa evolversi accompagnando la nostra società nello sviluppo economico sociale e culturale. 15.50 Non essere solo guardiani notturni di questa tradizione ma essere eredi. 15.58 ABITARE e non VISITARE la distanza. 15.59 SIMONETTA BONOMI Trasferire i Bronzi a Roma non teneva conto del loro significato per l’identità culturale della Calabria. 16.07 GERMANO CELANT Battersi per l’investimento. Se l’investimento viene azzerato -taglio fondi ai musei, alle università…- l’industria culturale muore. Necessarie risposte politiche ma anche cercare di creare i brand – se il denaro non arriva va trovato. 16.15 Il tentativo di rendere contemporaneo il capitale storico è la visione contemporanea del museo, l’attività contemporanea del museo. E’ necessaria un’immagine internazionale globale. 16.21 PIER LUIGI SACCO I privati in sostituzione del pubblico? Se lo Stato non ci crede e non attua una strategia, diventa difficile anche attrarre privati per coprire buchi nel bilancio. 16.24 ROBERTO MAZZEI Come valorizzare il Palazzo della Zecca, sede della Scuola dell’arte della medaglia, luogo di cultura? 16.46 SIMONETTA BONOMI Il patrimonio culturale proprietà dello Stato contribuisce in termini di valore concreto -tramite le stime effettuate dalle Soprintendenze- al suo patrimonio complessivo. 16.50 I Bronzi fanno polvere a Reggio, vanno fatti girare? I Bronzi non si muovono. 16.52 Andare in giro a promuoversi, creare brand, far partire le opere più importanti come unico sistema possibile? “Io non ci credo”, ci deve essere un sistema per cui le persone vengono a vedere le opere nel loro contesto. 16.54 PIER LUIGI SACCO Magari far girare le opere di magazzino (offrendo così anche maggiori opportunità di preservazione). 16.57 GERMANO CELANT Dinamica dentro/fuori. L’inamovibile potrebbe anche essere contestualizzato, utilizzare altre risorse disponibili per la comunicazione. 17.00 Interventi dal pubblico 17.00 LUDOVICO PRATESI – Electa VISIONE e non valorizzazione. Due facce: culturale (coinvolgimento, valori simbolici, identità…)/economica Ragionare anche sull’arte antica: gli italiani sono circondati dal passato e molto poco dal presente. Metterla in relazione con l’arte contemporanea. 17.15 SANDRINA BANDERA – Soprintendente e Direttore della Pinacoteca di Brera. Valorizzare è comunicare, continuare a saper cambiare, specialmente in un periodo di gran cambiamento di gusto. 17.17 Idea meravigliosa: portare all’esterno le opere dei depositi. Ma: difficile 17.19 ATTRARRE PUBBLICO, quelli che non vanno a museo, la fascia critica dei 25-30 anni; se si riescono a portare, poi ci andranno per tutta la vita e ci porteranno pure i loro figli. Gratuità: tanto altrimenti non ci andrebbero. 17.19 SPONSORIZZAZIONE. Più attività, gratuità, aprire più fasce orarie, aumentare numero presenze. Equilibrio. 17.20 PROGETTAZIONE di mostre, eventi non casuali. Programmazione coerente, attirare il pubblico con un filo conduttore, inserimento del genere meraviglioso, qualcosa che affascini, il museo deve scaldare i cuori. 17.21 Necessario avere pronte eventuali sostituzioni e programmi alternativi se, ad esempio, un prestito viene a mancare. 17.22 Avere un UFFICIO COMUNICAZIONE. Assimilare organici di altre strutture. 17.24 BIBLIOTECA: per i funzionari e il pubblico. Inculcare il concetto che è possibile arrivare a quei livelli solo tramite il sapere. Necessario che sia un luogo ameno. I giovani sono molto più ricchi di quanto si pensi. Sono anche degli idealisti, molto più degli adulti. 17.42 SIMONETTA BONOMI Perchè il merchandising legato al museo in Italia è l’ultima spiaggia? Perchè i ricavi non tornano direttamente alle Soprintendenze, ma “puntini puntini puntini”. Anche Celant è della stessa opinione: negli USA i musei sono istituzioni private, differenze di destinazione dei fondi che non è mai andata a favore del museo. 17.49 ROBERTO MAZZEI Chi lavora in ambito pubblico è costretto a dare delle spiegazioni, si corre il rischio che un’ iniziativa venga bloccata. Ma, come dice la legge di Caracalla, “chi non fa non falla”. Il jazz come metafora della complessità con Dario Villa e Ferdinando Faraò 14:00 Musica! “Ciò che sentiamo è soprattuto rumore. Se l’ignoriamo ci disturba, se ci fermiamo ad ascoltarlo ci affascina” (J.Cage) 14.11 Jazz: improvvisazione 14.15 Esercizio sulla complessità: Un pa- Pa-Un! 14.33 Che ognuno scelga la sua sequenza e componga un pa -pa un! La sensazione è ?!? Un grande battito unico! Ok…riproviamo! Dividiamoci in sezioni… prima sezione… la cassa : bum bum bum bum seconda sezione…charleston : un pa un pa un pa terza sezione…un valzerino: un pa pa- un pa pa quarta sezione…da da un pa e ora..uniamoci!! 14.32 Dopo l’esperimento sul pubblico…di nuovo musica d’orchestra! Si passa da un’improvvisazione collettiva a una melodia prestabilita… è un passaggio tecnico ma anche acustico. Qui il disorientamento diminuisce, si riconosce una melodia che ci fa sentire in un posto e ci fa orientare.. METAFORE DELL’ ORGANIZZAZIONE: CREATIVITA’ : Fare cose nuove con ciò che già c’è.. &.. IMPROVVISAZIONE: un particolare tipo di creatività. MELODIA & …STRUTTURA : riconoscimento e orientamento 14.40 “Non puoi improvvisare sul nulla, devi avere qualcosa su cui improvvisare” dice Charles Mingus.. Il musicista per poter improvvisare deve: aver studiato tanto, avere molta esperienza e abitudine a contesti diversi e gli strumenti necessari… MA è necessario avere una struttura: partendo dal basso… il ritmo, senza il quale è difficile poter suonare… l’armonia, come insieme di accordi per poter realizzare un brano… e la melodia. Struttura implicita: cio’ che dà il ritmo e il senso alle cose non è leggibile, non è afferrabile. Non per questo cessa di esistere. E’ come un fiume che scorre sottoterra. C’è, ma non si vede. E’ un discorso che vale per la musica, è un discorso che vale per le imprese. 14.47 L’ambiguità è il rischio insito della struttura nascosta. Anzi, non è un rischio. E’ un’apertura di possibilità: la possibilità dell’improvvisazione. E ora, spazio alla musica. 14.49 Posizione vs. Ruolo. Il pubblico suggerisce che la posizione ha a che fare con l’organigramma aziendale, il ruolo reca in se l’asset intangibile della competenza personale. A proposito di improvvisazione, la serietà del momento viene interrotta dall’applauso per la band 14.53 In questo teatro ci sono 4000 gradi 14.55 Torniamo a noi: i ruoli. Si sottolinea la natura relazione dei ruoli all’interno dell’impresa come via strategica per il cambiamento e l’innovazione. L’interazione dei ruoli, moltiplicata all’infinito, ci conduce dritto verso la complessità. Quindi la complessità determina il cambiamento. C.V.D. Break musicale 14.56 Il Blue Note ci fa un baffo! Applausi per Villa e la band 14.56 Un ruolo può essere prescritto o interpretato. Le imprese moderne amano la prescrizione, le imprese contemporanee tifano per l’interpretazione. Per essere contemporanei, abbiamo bisogno di un interlocutore, altrimenti saremo per sempre dei semplici solisti accompagnatori. E se vi dicessero che i musicisti non suonano, ma conversano? 15.01 Negoziazione. Altro vocabolo che emerge con forza da questa lezione. Ancora una volta, si pone l’accento sulla dualità dell’azione. Ci avviamo alla fine. Affidiamo il congedo alle parole di Duke Ellington: “La cosa più importante che guardo in un musicista è se sa ascoltare” Continuate a seguirci su artforbusiness.it 15.06 Oooooops. Scherzavo! Altro trick della complessità. Aveva senso concludere una lezione-concerto sensa l’esecuzione di un brano ? Ferdinando Faraò presenta “Big Orange”. Io ora smetto di scrivere e mi godo in santa pace la musica. p.s. per chi non c’era: cosa vi siete persi!!!! grandi ragazzi 15.09 Che accade quando il momento creativo e artistico entra nell’industria e ne influenza il processo di produzione e le modalità di commercializzazione e comunicazione? 10.58 Nel 1906 nasce la Scuola dell’arte della Medaglia: primo esempio di integrazione del mondo dell’arte con quello economico- la medaglia smette di essere elemento simbolico e diventa elemento di scambio. Utilizzo della stessa bellezza della medaglia per fare le monete: La scuola dell’arte della medaglia è all’interno della Zecca, ossia dentro l’azienda integrazione dell’arte nei processi lavorativi Gli artisti vengono chiamati non solo per realizzare grandi monete, ma per insegnare, vengono ingaggiati per la formazione. Introduzione dell’arte nel processo di comunicazione 11.04 Il saper fare artistico artigianale apre mercati: nicchia: collezionisti d’arte privati Il mercato retail aziende e istituzioni L’arte integrata nei processi aziendali è un’opportunità se si accettano delle sfide.
Editalia è controllata dalla Zecca dello Stato: un mondo di artigiani che contribuiscono alla realizzazione di oggetti meravigliosi come i libri 11.24 Video installazioni-percorso esterno all’azienda di famiglia, ma le due realtà si sono intrecciate- percorso di integrazione con l’azienda di famiglia è stato impervio; Video installazione a Mosca, in una fiera, un luogo “bulgaro” in tutti i sensi: raccontare i distretti italiani del design- raccontare l’Italia attraverso un grand tour Planetario di Milano (salone del mobile 2010): video installazione sui sanitari, “Un bagno di stelle”, rappresentazione del corpo femminile, raccontando anche le stelle del cinema nel bagno, luogo deputato alla cura di sè. 11.35 L’azienda di famiglia mi ha chiesto di scrivere un libro sulla Qualità dell’azienda, dentro il prodotto (Profilo antipolvere negli armadi) Cos’è la qualità Molteni oggi?- è una qualità di processi, racconto qualità dell’azienda attraverso i numeri. Qualità non è più il prodotto (che è punto di arrivo) ma bisogna raccontare ciò che c’è prima e dopo il prodotto. 11. 42 Può una gamba del tavolo diventare l’icona della qualità di un’azienda? 11.50 batteria! ANTONIO GHINI Ferrari Magazine: non regalare mai ciò che non si vorrebbe ricevere-guardare dentro se stessi- tentazione e paura dell’arte 11.52 se si vuole confortarsi con l’arte bisogna farlo nel tempo, l’arte non è una cosa da fare one shot Le mie due esperienze d’arte: -quando sono arrivato in ferrari -quando ho iniziato a pensare alla ferrari come opera d’arte (forma dell’auto per come strumento per incrementare la conoscenza) -ho commissionato agli artisti da regalare ai giornalisti e alle loro mogli, ai clienti, è questa è la più efficace forma di comunicazione Quello dell’arte è un mondo che resta 12.40 Comunicazione non convenzionale- Campari primo aperitivo monodose- bicchiere rovesciato con il tappo (Deperi, 1932) 10.35 Accordatura di pensiero, inizia il secondo giorno del Forum 10.45 Il momento dell’ascolto è il più difficile, necessita di attenzione e volontà 10.55 Crisi letta come opportunità, occasione di reale ascolto. La necessità ci spinge ad ascoltare e riguarda tutti, soggetti profit e non profit 10.59 Successo e sostenibilità? 11.00 La ricerca consente di immaginare il futuro 11.01 Cerchiamo un linguaggio comune. Primo passaggio: ascolto delle imprese, su quali assi lavorano? Secondo passaggio: ascolto dei musei, cosa possono dare? 11.02 La creatività non deve essere un alibi, rischia di essere svuotata di significato. Creatività non significa arte e non significa immediatamente innovazione 11.03 L’Italia necessita di momenti come questi, di incontro e confronto 11.06 Forza della cultura delle imprese = dimensione di sostenibilità? 11.07 L’azienda ha bisogno di una visione comune. 11.08 Vodafone ascolta i clienti. L’ascolto e l’interesse verso la diversità fanno parte della nostra culutura 11.10 “Power to you” la persone al centro dell’attenzione 11.11 “Play your team” giocare il proprio ruolo al meglio 11.13 Consapevolezza della diversità. Non è un ostacolo, è una neccessità strategica. Unico modo per sopravvivere nel lungo termine 11.15 Occorre sviluppare una nuova leadership 11.16 L’apprendimento non è un valore, così la pensano le imprese? Come essere umani dovremmo imparare continuamente ma non siamo facilitati 11.18 L’illusione della formazione in impresa: qualcuno parla e le persone ascoltano, ma… apprendono? 11.20 Apprendimento è metodo e duro lavoro 11.25 Come permettere al talento di continuare ad essere visionario nell’ instabilità dell’ambiente che ci circonda? 11.34 L’autorevolezza deve essere costruita giorno per giorno 11.40 L’apprendimento l’abbiamo demandato alle agenzie educative 11.42 Dall’arte impariamo ad ascoltare, ascoltare è percepire. Intelligenza estetica. 11.44 Le aziende all’interno sono brutte. Perchè lavoriamo in luoghi così? 11.48 Focus su museo e arte 11.52 Tutti i musei hanno a che fare con la contemporaneità, il nostro sguardo lo rende contemporaneo 11.54 Il museo non sono solo patrimonio, sono dispositivi per vivere un’esperienza di conoscenza 11.56 L’arte segue la vicenda umana fin dalle origini, oggi l’arte è strumento educativo 11.57 L’arte non è un puro decoro dell’esistenza, solo intendendola così potrà dialogare con il business in modo significativo 11.58 Forte è la sintesi dell’arte per esprimere la complessità che ci domina 11.59 Adriano Olivetti, figura di riferimento nel nostro discorso 12.05 Parlerò anche del programma che il MOMA ha dedicato ai malati di Alzheimer 12.10 L’mba al museo? Non lo so, ma sicuramente il museo è un campo di sperimentazione libera per i metodi di apprendimento 12.25 Durante un programma educativo c’erano oggetti nella stanza e le persone sedevano intorno. Alla domanda cosa vedete? Un bambino di 5 anni disse: ciò che vedi dipende da dove sei seduto 12.35 Tappe dei programmi per i malati di Alzheimer: osservazione, descrizione e interpretazione dell’opera. La fase più importante resta la connessione con la vita personale delle persone 12.37 Amo cercare la pedagogia in libri che non sono di pedagogia 12.38 Hangar Bicocca ha formato un gruppo di giovani con specializzazioni diverse, sono stati educatori e mediatori dei significati dell’arte in Hangar. Difficoltà iniziali hanno portato ottimi risultati. 12.40 L’arte non va solo guardata, va esperita con altri sensi non solo la vista 12.45 I numeri sono piccoli e i tempi lunghi. I programmi educativi hanno questi limiti. 12.50 La visita guidata? Forma vetusta… 12.55 Voglia di continuare ad apprendere. Il museo cerca nuovi interlocuori. 12.56 Nell’arte contemporanea ci sono idee, potere sovversivo e coraggio. Il coraggio di esercitare uno sguardo divergente. 12.58 Oggi le imprese hanno bisogno di coraggio, l’arte può aiutarle COME LE ARTI POSSONO SVILUPPARE NUOVE QUALITà NELLA LEADERSHIP con Elio Fiorucci, Enzo Rullani, Maria Grazia Strano, Claudio Bernardini, Luisella Traversi, Leonardo Previ. 19,00 Bello Giusto Efficace: chiedere una mano all’arte per migliorare le nostre attività! 19:31 Cfmt: i manger hanno imparato una lezione dalla crisi: l’ individualismo e il sapere specialistico non bastano più, ma ciò che conta è restituire valore a quello che si fa. 19. 16 Howard Gardner: rapporto tra arte e business. Non c’è necessariamente un rapporto tra le due cose Le arti: utilizzo di certi simboli per esprimere certe idee, concettitti, sentimenti Creatività: fare qualsiasi cosa in modo nuovo e non necessariamente è connessa con la realtà A Wall street sono stati molto creativi! Business: qualsiasi transazione sul mercato dove c’è compravendita Nuova definizione di Business: capire se il coinvolgimento in una delle forme di arte può aiutarvi a migliorare il vostro business 19:30 Se uno è coinvolto nelle arti diventa necessariamente più intelligente (ma è un legame molto debole): vincentvanYogurt: migliora il tuo rendimento scolastico! Effetto Mozart: io non ho mai ottenuto gran risultati dal test. Rivista Nature: se si ascolta la musica durante il test, il punteggio migliora (la cattiva notizia è che l’effetto dura solo dieci minuti al massimo) Chi suona il pianoforte va ad Harward: il governatore delle Georgia ha comprato cd di Beethoven da regalare a tutti i neonati dello stato 19.40 Non arrendersi, impegnarsi fino ad arrivare alla perfezione Esplorare e ampliare le proprie capacità (streach & explore) Espressione (expression) Riflessione (reflection- Meta cognitions) Imparare a vedere e osservare (Observation- Learning to see) Pensare al futuro (Evision) Things worth doing for their own sake- transfer a s abonus: confortable work setting, opportunities to be involved in the arts. Nessuna intelligenza è artistica o non artistica di per sè 19.38 Il motivo per cui vado volentieri a Reggio Emilia non è solo per la pasta e formaggio che sono molto buoni, ma per le scuole materne che sono le migliori al mondo. Gi americani chiedono, quando vanno a Reggio Emilia, sempre: come vanno i voti? e cosa succede quando poi vanno nella scuola ordinaria? La risposta è semplice: guardare le loro comunità. I bambini non diventeranno necessariamente grandi manager Take away message: -non esiste rapporto tra arte e business -guardare le aree in cui si possa sperimentare un trasferimento (attenzione al dettaglio) 19: 49 Leonardo Previ : Art for Business è una domanda non la risposta: nata per per offrire opportunità di provare a usare lo scetticismo. La valutazione critica è fondamentale. Come scegliere i leader? (si chiedono i manager) si cerca la somiglianza, perchè la diversità fa paura ma sarà l’efficacia la svolta. 19:53 Pop art è mitologia della contemporaneità (Elio Fiorucci) L’arte c’è. basta riconoscerla. La cultura è il lievito che permette lo sviluppo della persona. La cultura trasforma un rozzo potenziale in un bello potenziale (B. Guerra) 20.03 E. Rullani: recupero dell’orizzonte arte è il recupero delle nostre differenze che il meccanismo seriale -che fa parte della vita di tutti i giorni- contribuisce a ditruggere. Maria Grazia Strano e il Capolavoro: ciascun nuovo dipendente impara a fare da solo quello che i colleghi più anziani gli hanno insegnato. Questo è un percorso creativo. Se perdiamo di vista il percorso, perdiamo il senso dell’arte. 20:20 Gardner: esperimento interessante, montaggio di diverse presentazioni di tre minuti, seguite da una fase d’improvvisazione. Sarebbe bello riuscire a capire cosa passa nelle mente delle persone che hanno assisitito a questa serata. Testimonianze: siamo tutti testimonianza della creatività. 20.30 A domani! stay tuned 14. 30 Sei artisti s’interrogano sul significato di alcune parole comuni all’arte e al mangement, per offrire ai partecipanti stimoli per il lavoro e la vita quotidiana. Ascolto racconto prodotto: tre parole vuote. I nostri ospiti avranno il compito di riempire questi tre concetti. Quindi, trasformare le metafore dell’arte in quelle dell’apprendimento e approfondimento. ASCOLTO: Fabio Vacchi L’ascolto ci parla di noi stessi e se ci fermiamo ad ascoltare accresciamo la nostra cultura, ossia la conoscenza di noi stessi in rapporto al mondo (Brano: Orma buio cielo) I compositori di musica colta sono considerati un pò come gli indiani di John Wayne 14.57 La buona musica non si ferma alle orecchie, ma quando è tale continua a risuonare (Goethe) 15.10 L’ascolto è contraddistinto da intenzionalità. La musica colta richiede capacità di creare dentro di sè un silenzio interiore per accogliere e rielaborare un processo di arricchimento della conoscenza, implicando il passaggio al cambiamento. L’indifferenza per il patrimonio culturale musicale è continuamente smentita dal fiume umano dei concerti. Gli artisti da sempre ci dicono in modo metaforico quale sia la loro visione del mondo, in questo modo arricchiscono anche il nostro modo di vedere. La musica è cosciente di essere un bene universale.
RACCONTO: Maurizio Maggiani 15.15 La mia cecità si evolve in una percezione che muta ogni giorno la mia realtà. Io vedo molte meno cose di voi e ne vedo molte che voi non vedete. Scrivo di meno e fotografo di più. Fotografo non per esercizio ma per racconto. Ero un fotografo industriale Il racconto è la costruzione dell’ immagine, non di una semplice affinità, ma di un’appartenenza tra me e ogni cosa, oggetto, persona di cui voglio esssere in qualche modo parente. 15.21 Il racconto è significanza morale, etica, affettiva visiva, tattile, tra me e ogni cosa dell’universo. Il racconto è parentela e vastità; gusto dell’incappare, dell’incontrare, del palpare e, nel fare ciò, stabilire relazioni. Il racconto è la forma necessaria di costruzione delle dignità del vivere, delle sue bellezze. La messa in scena del racconto trasforma ogni azione in un fatto memorabile, nulla è insignificante e privo di significato. Il racconto non è una semplice necessità, ma è lo stato necessario delle cose. Se le cose ci sembrano insignificanti è perchè siamo anafettivi con l’universo, incapaci di creare relazioni con esso 15.32 PRODOTTO: Alessandro Mendini Rarissimamente ho usato il termine Prodotto. Molto di più: oggetto, cosa, fare.. Io mi sono detto, con l’egocentrismo dell’architetto: io sono un prodotto del radical chic di Milano? Del Politecnico? No. 15.48 Il progetto è un grande ascolto dal quale si possono capire e guardare le cose perciò inserirle in una narrarrazione. La romanzatura dell’oggetto è essenziale affinchè questo abbia la dignitità a sussitere nel mondo. La letterarietà del progetto è più importante dell’esito figurativo e funzionale. 16.45 METODO: Debora Hirsch Binomio artista/metodo. Metodo inteso come disciplina. Importanza dell’errore Performance di Tehching Hsieh, indossa una divisa, timbra il cartellino ogni ora, e scatta una foto, per ogni ora del giorno per un intero anno. Un’altra performance: chiuso in una gabbbia per un anno, senza comunicare con nessuno. Vivere e pensare era così interessante che non c’era bisogno di altro. 17.05 Roman Opalka: disegna numeri progressivi sulla tela dal 1978. La prima ha uno sfondo nero; in ogni tela 1% di bianco finchè lo sfondo schiarendosi, si uniforma con i numeri. Lavoro spirituale. Si fotografa accanto ad ogni tela, così da tenere la tela come documento e testimoniare il suo invecchiamento. 17.10 L’eccellenza nella pratica. Perchè il calcio è così eccellente in Brasile? Da una ricerca emerge che la qualità del calcio in Brasile deriva dal fatto che si pratica fin da piccoli il calcio a cinque, che implica un aumento del contatto con la palla. Non è la quantità di tempo, ma intensità e qualità della pratica. E’ necessaria una motivazione intrinseca per lavorare duro. La pressione esterna ha meno effetto di una motivazione interna. 17.13 Cos’è l’arte? E’ poesia (Raushemberg) 17.15 IMPROVVISAZIONE: Laura Curino Improvvisazione: Non previsto con gli occhi della mente (pre visus=vedere con gli occhi della mente) La giornata di oggi è come aver fatto una grande spesa, adesso dobbiamo metterci a cucinare, dobbiamo pensare. Improvvisazione è una tecnica di avvicinamento, va praticata con attenzione. 17.41 Posso sbagliare. E allora? Improvvisazione: avere un catalogo ampissimo di soluzioni possibili nominabili così da poter essere richiamate per poterle comporre. Improvvisazione è combinazione di elementi che non appartegono al mio universo personale. 17.45 PROGETTO: Michele De Lucchi Che bello il silenzio! Il mondo in cui viviamo sembra così lontano adesso! Questo mondo mi piace, mi vergogno anche un pò a dirlo. Mi piace perchè non ho altre alternative. Il progetto è stare qui dentro e cercare di mostrare quante cose belle abbiamo. 17.55 Parola più brutta che esista al mondo è cliente, ma faccio di tutto per farmela piacere. I miei clienti: -La signora Stravaganza - Il signor Ambiente -La signora Storia - La signora Energia - La signora Cultura - La signora Pace - La signora Tecnologia - La signora Natura - La signora Arte - LA MIA COSCIENZA
Due testimoni d’accezione, Roberta Cerretto (Gruppo Cerretto spa) e Alberto Toffoletto (Prof. di Diritto Commerciale, Università Statale di Milano). 12.24: Roberta Ceretto: L’arte da interesse personale è diventata un elemento fondamentale dell’attività lavorativa, due contesti apparentemente lontani si sono incontrati e ne è nata una solida collaborazione… arte e vino… Il primo intervento ha come elemento d’indagine l’architettura, Sol LeWitt e David Tremlett, decorano la chiesetta eretta tra le colline dove si coltivano le vigne. 12.30: L’interesse per il mondo artistico porta il Gruppo Ceretto ad interessarsi non solo di arte contemporanea ma anche di architettura e design. Le cantine vengono ristrutturate seguendo una linea del tutto inusuale e contemporanea. 12.35: Dal 2002 il progetto di collaborazione tra il mondo artistico e il gruppo abbraccia l’idea di intervenire anche sul ristorante di proprietà. Una scelta molto provocatoria: sarà Francesco Clemente a decorare il luogo. Le ragioni di questa scelta sono sicuramente quelle di aumentare il valore del brand e allo stesso tempo migliorare la qualità delle persone che lavorano al suo interno. 12.43: Alberto Toffoletto: nonostante il suo lavoro potrebbe essere inteso come privo di fantasia, si è sempre interessato all’architettura e al design. La sua vita è cambiata grazie all’arte; si difinisce privo di conoscenze culturali approfondite ma è stata proprio questa non conoscenza a stimolare la sua voglia di comprendere. 12.45: La curiosità lo porta a relazionarsi con l’arte, inizia ad acquistare delle opere sia per piacere personale, sia da inserire all’interno dello studio. Decide poi di acquistare la casa di Gio Ponti insieme alle opere conservate al suo interno. Questo acquisto ha rappresentato un salto conoscitivo molto importante per la sua vita. Da questo momento si sente legato personalmente alle opere e sente di avere con esse un rapporto speciale! 13.00: Il racconto di Roberta Ceretto suscita una domanda in Salvemi: “L’arte ha influenzato i suoi clienti?” Roberta amette che i clienti si trovano sbalorditi di fronte alle opere, ma allo stesso tempo ne sono divertiti. Col passare del tempo si è assistito a una vera e propria trasformazione del luogo, è diventato meta turistica!! 13.02: Le strutture del gruppo attirano oggi 15 mila visitatori all’anno. La collezione d’arte si amplia di continuo ed è diventata un luogo effettivo di trasmissione di cultura al pubblico. 13.08: Il progetto per il futuro l’apertura di un museo all’interno della chiesetta. 13.11: per Alberto Toffoletto è fondamentale il contributo delle imprese alla promozione dell’arte contemporanea. Ha attuato un progetto attraverso cui commissiona opere a giovani artisti emergenti da inserire nel luogo di lavoro e da regalare ai propri clienti. 13.15: al dialogo è intervenuto anche il Dott. Radice, il quale rappresenta un’impresa svizzera che ha deciso di sostenere l’arte contemporanea. In ogni ufficio è esposta un’opera, scelta personalmente dal dipendente che occupa quel luogo per molte ore della sua giornata. 13.17: le imprese possono essere fondamentali per la valorizzazione dell’arte. Severino Salvemini Cesare Pietroiusti Valeria Cantoni Presentano il progetto di ricerca condotto da Art for Business 11:40 Il progetto di ricerca parte dalla domanda : cosa le persone si portano a casa dopo aver fruito una mostra? come applicano ciò che fruiscono alla vita di tutti i giorni? La ricerca si è svolta sul pubblico, sugli artisti e sui manager Cominciamo dal pubblico: come si lascia coinvolgere dalle opere d’arte? la maggior parte si ferma ad un coinvolgimento emotivo o estetico, quasi nessuno un coinvolgimento cognitivo-razionale Rispetto al passato si è verificata una perdita del legame tra arte e vita quotidiana 11:45 Il pubblico sostiene una carenza di supporti tecnico-storico-scientifici, mentre gli artisti pongono l’accento sull’importanza della curiosità Gli artisti sostengono che il pubblico deve avvicinarsi all’arte con innocenza, deve avere l’umiltà di mettersi in discussione davanti ad un’opera. L’arte non deve essere un prodotto di consumo 11:50 Che cosa conserva il pubblico all’uscita del museo? il 54% l’oggettualità dell’opera, i colori le tecnica il 29% un reazione emotiva solo il 7% di persone che esce dal museo sostiene di aver appreso qualcosa 12:00 La parola passa all’artista Cesare Pietroiusti: L’arte è felicità o disagio? La felicità è un sentimento pervasivo, è la ricerca di un percorso di vita, il disagio è la principale fonte d’ispirazione ed è funzionale alla felicità. l’arte unisce i due sentimenti, collega felicità e disagio L’artista deve segnalare che dove c’è armonia c’è violenza, dove c’è potere c’è sopruso. L’ arte contemporanea è la valorizzazione della mancanza di definizione, è mettere in discussione i propri criteri di valutazione. L’arte segnala una rete infinita di collegamenti lasciandola “indefinita”. Il processo di fruizione deve unire l’opera e l’osservatore, in un processo di immedesimazione 12:15 Severino Salvemini, a differenza di Pietroiusti, comprende la difficoltà di rielaborazione del pubblico davanti all’opera. Il momento di fruizione dell’opera mette a disagio. Manca il percorso che consente di proiettare la proprioa vita all’interno dell’opera Manca il mediatore che contestualizzi il valore aggiunto dell’opera Leonardo Previ apre l’incontro con una domanda: “Cosa vuole l’impresa quando guarda al nostro futuro?” A rispondere abbiamo Guido Stratta, AD di Enel Sì. << Dobbiamo convivere con due temi: prevedibilità ed imprevidibilità. Quando studiavo sociologia, utilizzavo delle mappe colorate: è imbarazzante vedere come le stesse regioni analfabetizzate del 1800 sono ora le regioni più povere: prevedibilità. Stratta cita anche gli stagisti che spesso passano nei suoi uffici: giovani pieni di speranze, un po’ come noi: “motivazione batte mezzi 4 a 0″ . Le organizzazioni del futuro devono capire che non esiste una ricetta ma una formazione mentale, devono essere quindi in grado di intercettare capacità e idee reali, senza gerarchia perchè il vero differenziale di valore è la capacità di affrontare il cambiamento in tempo reale. Stratta sottolinea la necessità di fare tesoro delle varie differenze individuali, ed integrarle tra loro. A prendere per primo la parola è il direttore della Triennale, con una citazione di Peter Russel: 11.00 Stratta, senza peli sulla lingua, ha affermato che ci sono stagisti molto più intelligenti di manager affermati: Rampello cita ironicamente il codice del Marinaro Veneziano: “il capitano della nave g’ha sempre torto”. Versace: ” le gerarchie non devono esistere nel prendere le decisioni, lì serve cervello aperto; ma è ovvio che siano invece necessarie nel momento in cui queste decisioni vanno messe in atto.” Previ interviene calorosamente per dire che l’arte ci insegna a mettere in discussione i criteri di valutazione di ciò che è averte e ciò che non lo è. indica Cesare Pietroiusti in fondo alla sala. Stratta: ” Un conto è parlare di valori, siamo tutti d’accordo; un altro è mettere in atto comportamenti osservabili correlati ai valori. Quindi certo, tutti crediamo necessaria la comunicazione all’interno di un’azienda, ma è un’altra cosa attuare realmente un’interazione costruttiva coi propri dipendenti tutti i lunedì mattina.” Rampello parla di “gioia di lavorare”. Lavoratori d’Italia, voi la provate? Ascolto & Scelta Stratta: Ognuno di noi legge il mondo attraverso un paradigma che è come un nostro software; non dobbiamo finire come Windows e Mac, che per questa “differenza di software” sono in grado di comunicare tra loro. Previ: Oggi la scelta è difficile non perchè ci sia scarsità di opportunità, ma perchè ce ne sono troppe. Sono le istituzioni quelle che dovrebbero aiutarci nella scelta, a darci indicazioni verso ciò che è davvero importante. Selezionare i collaboratori: chi sono le figure professionali del futuro? Previ: Come si selezionano, in una qualunque organizzazione, i collaboratori? Come si scelgono adeguatamente, con cura, le persone in sintonia con questo approccio? Come si fa, se un museo diventa un università, se un luogo d’impresa diventa un luogo d’apprendimento, di sviluppo personale? Stratta: Nell’ambito della cultura del fare, proprio per le dinamiche turbolente che ci propongono modelli sempre nuovi, abbiamo cercato di capire cosa vogliamo essere noi, farci un’idea di dove vogliamo porci, posizionarci: sapendo dove vogliamo andare, sappiamo quali qualità umane ricercare. Previ e Rampello concludono l’incontro con due forti sollecitazioni: Rampello, infine, lancia l’invito a fare nuovamente “festa con l’arte”. Partecipano: Davide Rampello, presidente Triennale h. 10 La sala lentamente si riempie, i relatori cominciano a prendere posto, ed ora che il panico per la connessione instabile è passato, tutto è pronto per cominciare. Davide Rampello prende parola per primo e ci spiega perchè la Triennale è il luogo adatto, anzi perfetto, per ospitare il forum di Art For Business: << La Triennale è il luogo adatto perchè da sempre abbiamo ribadito che il nostro concetto di cultura e rappresentazione e comunicazione delle arti doveva avere un senso ampio e doveva includere tutti gli altri mondi della cultura: d’impresa, economica, del commercio, proprio perchè si occupa della conteporaneità: l’importante è offrire oggi una visione nuova e rinnovata del concetto di cultura; riportare al centro l’uomo, quindi una cultura in senso antropologico, che coltivi l’uomo e lo aiuti nell’ evoluzione. >> << L’artista è un uomo che profondamente sente il senso della vita e a questa dà risposta secondo i linguaggi che gli sono più affini. Questa visione della vita può essere fertilizzante per chi fa professioni altre. Ognuno è portatore di una sua visione – se riusciamo in questo incontro, possiamo fornire infinite possibilità di visioni. >> h.10:18 Valeria Cantoni ringrazia Rampello per l’ospitalità e presenta Accormero, rappresentante della Camera di Commercio, che sostiene Art For Business credendo in una alimentazione reciproca tra il mondo dell’arte e quello del commercio. << Il linguaggio dell’arte è trasversale perchè è dentro ognuno di noi ed è quindi utile per trovare un terreno comune, d’incontro, tra diversi ambiti. [..] Le città devono sempre più puntare al bello per spiccare; arte e cultura sono elementi fondamentali del tessuto economico milanese, per questo si è deciso di dedicare risorse importanti all’arte e la cultura, ritenendole fattori di sviluppo. >> h. 10.23 Valeria Cantoni presenta l’associazione e le tematiche della terza edizione dell’Art For Business Forum: le risorse umane. << Quando uno si è salvato, ci sono tre strade: scappare ed abbandonare il territorio perchè pericoloso; E’ questa sicuramente la scelta che costa di più, ma credo sia l’unica strada che può aiutare a prevenire i rischi e forse anche a gettare le basi di una ricostruzione. Questa nostra ricerca è il tentativo di partire con una riprogettazione a lungo termine. Noi non diamo una formula per riprogettare: dobbiamo imparare, cominciando a fare. >> << Ingaggiare gli artisti non per cercare uno svago o semplicemente un appagamento ma per riempire di significato il nostro agire quotidiano. >> Valeria ringrazia Rottapharm, Università Cattolica, CFMT, Luiss Business School , IULM, prof.Salvemini, Trivioquadrivio, Sovraintendenza per i Beni Culturali della Calabria, Triennale, Camera di Commercio per l’aiuto e l’appoggio. h. 10.32 Il microfono passa a Versace, che inizia con una battuta tanto amara quanto vera: << Anche se la cultura non ci dà da mangiare, l’ignoranza ci divora. >> Versace ricorda la creazione del programma “Sensi contemporanei” nelle politiche di sviluppo del Sud Italia: già all’epoca aveva visto lontano ed ora, conscio che la crisi non è un’emergenza ma ” l’esito finale di un processo in cui si è data importanza alla creazione di ricchezza, non di patrimonio”, non chiede risorse nuove ma s’impegna ad utilizzare quelle che, di solito, vengono malamente distribuite. h.10.40 Leonardo Previ, presidente di Trivioquadrivio, evidenzia la frase d’apertura di Versace: “non si sa esattamente come si fa” e sottolinea come sia strano in quanto gli interlocutori avrebbero l’onere di fornire risposte – ma queste risposte sono ancora da creare. Come? Praticando la domanda. E’ rilevante il messaggio delle istituzioni, cioè l’umiltà: bisogna accettare la debolezza e vedere se le risposte, strada facendo, funzionano o non funzionano. Non abbiamo “ricette”: ciò che funziona in Sicilia, non sappiamo se può funzionare in Lombardia. Chi vivrà, vedrà. Meno uno all’inizio del Forum. Tutto è pronto: l’allestimento, gli ospiti sono arrivati, e, in questo momento, è in corso la conferenza stampa. Insomma, ci siamo. Da domani, sul questo blog e su Twitter (#AfB10) sarà possibile seguire in tempo reale il Forum con un flusso costante di notizie, commenti, interviste e immagini, continuamente aggiornate dal nostro staff. Stay tuned!
La nota trasmissione radiofonica seguirà l’evento anche sabato sera, 23 ottobre. Un’ulteriore finestra per approfondire i temi trattati insieme ai protagonisti dell’Art For Business Forum.
Aprire il forziere del talento è il titolo del contributo di Howard Gardner nel volume Come cambierà tutto, curato da John Brockman, edito da Il Saggiatore. Il fondatore della Edge Foundation, John Brockman, ha chiesto alle più autorevoli voci della scienza e della cultura contemporanee riunite nel forum: “Come cambierà tutto? Quali idee e sviluppi scientifici stiamo per vedere?” Le risposte, raccolte in Come cambierà tutto, tracciano una nuova via del futuro, in cui le interazioni tra scienza e cultura saranno le principali forze agenti. Contributi di Gardner sono anche dentro i due precedenti libri della serie Edge Non è vero ma ci credo e 183 ragioni per essere ottimisti. Nei giorni del Forum, dal 22 al 24 ottobre, tutti i libri de Il Saggiatore, come i due di Don Virginio Colmegna Etica della cura e Costruire la cittadinanza- de Il Saggiatore saranno in vendita nel bookshop de La Triennale. Quando Francesco Starace aveva accettato di partecipare all’Art For Business Forum, il calendario del Road Show di Enel Green Power non era stato ancora stabilito. Tale calendario rende oggi impossibile la presenza dell’Ing Starace a Milano il 22 ottobre. Comprendiamo bene le ragioni della scelta: un’OPA merita tutta l’attenzione dell’Amministratore Delegato. A dialogare pubblicamente con me ci sarà quindi Guido Stratta, Amministratore Delegato di Enel Si. L’eccezionale competenza ed esperienza del Dott. Stratta nel campo delle Risorse Umane arricchisce il Forum di un contributo di grande interesse e ci consente di assecondare con serenità l’inflessibile calendario della quotazione di Borsa. Da venerdì 22 a domenica 24 ottobre il Triennale Design Museum potrà essere visitato in compagnia di alcune guide d’eccezione. Cinque testimonial straordinari sceglieranno alcuni oggetti e li metteranno in relazione tra loro per offrire al pubblico il proprio racconto e mostrarci come gli oggetti di design possono riguardare da vicino la nostra vita nelle sue molteplici forme.
I PERCORSI SPIRITUALITÀ | Che cosa si nasconde dietro la materialità degli oggetti? ISCRIZIONI CHIUSE PER RAGGIUNTO LIMITE DI POSTI RELAZIONI | In che modo gli oggetti influenzano e definiscono le nostre relazioni? ISCRIZIONI CHIUSE PER RAGGIUNTO LIMITE DI POSTI IDENTITÀ | In che modo gli oggetti influenzano e definiscono la nostra identità? ISCRIZIONI CHIUSE PER RAGGIUNTO LIMITE DI POSTI VALORE | Qual è il valore immateriale degli oggetti? PROCESSI | Come nasce un nuovo oggetto?
L’arte produce idee che noi guardiamo. Perché? Quando? Dove? E chi ci aiuta a capire? L’arte e noi: un rapporto biunivoco che si cerca di svelare girando intorno all’arte, mentre l’arte gira intorno a noi. È Francesco De Bartolomeis che, da grande pioniere della pedagogia “nell’arte”, indica, con tante ricerche iniziate negli anni Settanta, alcune strategie, spesso impossibili da applicare in questo campo. A partire dal fatto che forse l’arte non serve capirla. Eppure, da tempo, la ricerca di un apprendimento “dell’arte” ha formato schiere di esperti addetti ai lavori: storici, critici, filosofi, direttori di musei, educatori, insegnanti. Ma gli esperti studiano l’arte, la valorizzano, la conservano, la comunicano, la spiegano per grandi masse di pubblici. E mentre le ricerche aumentano cresce il divario tra chi si occupa di arte e chi invece no. La scuola fa un ponte, ma per poco e non sempre. E spesso è un’arte storicizzata quella che si studia a scuola. E invece proprio i linguaggi della contemporaneità hanno il pregio di parlare della nostra vita. Forse anche per questo l’arte contemporanea è più difficile da comprendere, perché senza parametri stabili e codificati. Allo stesso tempo, però, è più facile da toccare e da usare. E se usassimo l’arte per fare una nuova esperienza e non solo guardarla? È Richard Sennet, con la sua opera “L’uomo artigiano”, che ci aiuta a provare una nuova strada: comprendiamo qualcosa se afferriamo il concetto. E l’aspetto fisico sottende il processo mentale, come l’homo faber testimonia e come il filosofo Kant ebbe a dire un paio di secoli fa “La mano è la finestra della mente”. Guardare è si interessante ma vivere una nuova esperienza può far cambiare qualche comportamento. Per immaginare nuove idee. Utili a produrre innovazione. Elena Ciresola WORKSHOP #1 _ Mariano Corso e Roberto Rosti: L’ORGANIZZAZIONE INFORMALE WORKSHOP #2 _ Alfredo Mugellini: STANDARD E FUORI STANDARD In una economia fondata sulla conoscenza la catena di montaggio cessa di essere il modello organizzativo di riferimento e la creatività del capitale umano diventa un asset decisivo. È sempre più frequente che al manager venga chiesto di superare gli standard e di offrire una interpretazione originale e innovativa della norma. Le pratiche artistiche sanno fare dell’eccezione la propria norma: quale lezione manageriale possiamo trarre da esse? WORKSHOP #3 _ Raffaella Delcò: DA COMPETENZA A CAPACITA’ La partecipazione ai workshop è gratuita ed è riservata a 15 partecipanti per ciascun workshop. Le richieste di partecipazione devono essere formulate attraverso una lettera di motivazioni che espliciti l’interesse del candidato. La lettera di motivazioni deve essere inviata via email entro venerdì 8 ottobre al seguente indirizzo: info@artforbusiness.it “Questa mostra non si rivolge al grande pubblico, e nemmeno ai pochi, a quel ristretto gruppo tanto generoso da accettare le idee di un individuo. Questa mostra viene presentata da una sola persona a un’unica altra persona, a te che sei qui. Io non posso pensare o sentire in termini numerici e sono incapace di collaborare con più di una persona. Il resto non è altro che una questione di reciproca fiducia”. (Man Ray) Ma che cosa pensano oggi i visitatori di fronte a un’opera d’arte? Ad alcuni di noi sarà capitato di rispondere a un questionario al termine della visita a una mostra finalizzato a tracciare il nostro profilo o a valutare il gradimento dell’esperienza che abbiamo appena vissuto. Oggi più che mai, infatti, è diventato fondamentale per il museo conoscere i propri interlocutori, il pubblico reale, ma anche aspirazioni e bisogni di chi, per ragioni diverse, non ha mai varcato la soglia di un’istituzione museale. I visitatori non vengono più considerati astrattamente come “il grande pubblico”, ma sono riconosciuti come individui o, perlomeno, come gruppi di individui che, per ragioni diverse, decidono di visitare un’istituzione museale. Presupporre la presenza di tipologie diverse di fruitori significa considerare l’opera in relazione a chi la guarda. Nella maggior parte dei casi, i parametri indagati, però, non permettono di conoscere davvero la relazione tra le persone e l’opera d’arte. Non solo, questo tipo di analisi non ci aiuta a capire effettivamente che tipo di contributo l’arte offre alla nostra vita, in che modo le suggestioni ricevute davanti a un quadro o un’installazione possano contribuire a ri-pensare la nostra quotidianità. Abbiamo mai provato a ricostruire le tracce che un’opera d’arte lascia nella nostra vita? Art For Business si è intrattenuta all’uscita di Musei e Istituzioni Culturali di Milano per dialogare con i visitatori su questi temi, privilegiando il contatto diretto, ascoltando suggerimenti, bisogni e desideri del pubblico. Forse, un rapporto tra arti e impresa che sia in grado di generare reale valore per le persone parte anche da qui per costruire proposte che siano in grado di valorizzare al massimo questo incontro. Provate a guardare questo video:
Non si tratta solo di svelare una delle tante “trappole cognitive” di cui siamo abituale preda. Né di riflettere per un paio di minuti sulla fallacia dei nostri sensi, per poi dimenticarcene allegramente. O meglio, nessuno lo vieta, ma forse è più interessante provare ad applicare l’effetto “monkey business” alla nostra quotidianità lavorativa. Quante volte ci capita di prestare attenzione a un dettaglio, senza accorgerci di ciò che accade intorno a esso? Pensate a un project manager: concentrandosi su una sola task o milestone non solo ne trascura altre, ma rischia di perdere il senso d’insieme del progetto (con probabili conseguenze nefaste sul suo stipendio). Non è un caso che la capacità di saper affrontare le situazioni nel loro divenire sistemico sia diventata altamente richiesta in un mondo del lavoro sempre più consapevolmente – e ostentatamente – complesso e globale. In gergo manageriale si parla di “lettura dei segnali deboli” e “gestione della complessità”. Come spesso accade, queste espressioni sono sulla bocca di tutti ma pochi si chiedono se e come sia davvero possibile allenare le capacità cui esse rimandano. Art For Business Forum 2010 vi propone di provare a farlo aumentando la vostra frequentazione di pratiche non strettamente lavorative. Durante gli incontri del Forum avrete la possibilità di confrontarvi col punto di vista di artisti visivi, scrittori, attori, registi, designer, musicisti. Le attività da loro svolte possono risultare molto lontane da quella del project manager. Ma con essa hanno in comune la necessità di confrontarsi con mondi complessi, cercando di uscirne senza troppe ossa rotte. Ogni disciplina lo fa in modo differente e per questo avvicinarsi a esse permette di assumere molteplici punti di vista rispetto alla quotidianità.
I piccoli gesti caratterizzano la nostra quotidianità. Ogni giorno compiamo le stesse attività, quasi ossessivamente le ripetiamo senza porre troppa attenzione al loro valore. Questo atteggiamento, apparentemente banale, ha qualcosa di necessario. Il sociologo Paolo Jedlowski ci ricorda che “dare per scontate le situazioni più ricorrenti corrisponde a interpretarle facendo ricorso al senso comune”. A volte, però, il senso comune viene meno: momenti inaspettati, situazioni che ci pongono di fronte a un nuovo problema, imprevisti in cui, per un motivo o per l’altro, dobbiamo fare ricorso a strumenti alternativi costellano la nostra vita quotidiana. Viviamo in un’epoca in cui questi cambiamenti si verificano a una velocità senza precedenti. Proprio in queste situazioni siamo costretti a rivedere le nostre pratiche e a riflettere sui nostri metodi di lavoro, sul modo in cui ci relazioniamo o risolviamo un problema. Come fare, però, se le competenze di cui ci siamo dotati non ci aiutano? I linguaggi dell’arte ci offrono un’alternativa. Le esperienze degli artisti, che lavorano in ambiti apparentemente molto lontani dal business delle imprese, possono trasformarsi in reali occasioni di apprendimento, un’opportunità dalla quale trarre spunto per dotare di nuovi strumenti la nostra cassetta degli attrezzi. ![]() Fotogramma da The big Lebowski (1998) Seth Godin (guru americano del “permission marketing”) scrive nel suo blog che «jazz is more interesting than bowling». Lo sostiene citando una serie di caratteristiche che attribuisce al jazz, fra le quali spiccano la non-linearità e la non-perfezione. In effetti, se queste suonano come mete agognate dagli epigoni di Dizzy Gillespie e Thelonious Monk, è difficile immaginarle in cima alla to-do-list dei professionisti dello strike. Ciò che rende interessante la nota di Godin è il suo applicare le metafore del bowling e del jazz al mondo del lavoro. Magari non ce ne rendiamo conto, ma quello che milioni di persone fanno ogni giorno quando entrano in ufficio è, metaforicamente, disporsi a giocare a bowling. Quella del “fare centro al primo colpo” è un’ossessione che nasconde in sé una curiosa mescolanza di atteggiamenti: da un lato la baldanzosa, tayloristica fiducia nel successo della performance “one best way”; dall’altro la speranza che qualcuno, lassù, oggi ci conceda un altro strike. A XXI secolo inoltrato, nelle aziende ormai chiunque sconfessa lo scientific management a favore della knowledge economy. Per questo è più che lecito pensare che possano esistere diverse attitudini al lavoro. Vediamo cosa può proporre un “lavoratore jazzista”. Il suo approccio prevede che studio e fatica non siano indirizzati al raggiungimento di un risultato già dato come corretto, ma uniti a una considerazione dell’imprevisto che sia adattiva e non “fideistica”. Ciò lascia spazio all’improvvisazione e all’interplay, cioè alla possibilità di usare le nostre risorse in modo creativo e di dialogare al meglio con tutti i nostri stakeholder. Un’ipotesi di questo tipo pare sufficientemente realistica e conferma che per le aziende «jazz is more interesting than bowling». Il fatto che anche i guru americani inizino a rendersene conto è quanto meno incoraggiante.
Stiamo progettando Art For Business Forum come occasione di Apprendimento e Networking. Lo facciamo perché crediamo che le organizzazioni che operano in contesti complessi e mutevoli come quelli attuali necessitino in maniera crescente di persone capaci di apprendere rapidamente e condividere quanto esperito, persone capaci di costruire attorno a sé una rete di relazioni per mettere in circolo conoscenze e attingere informazioni. La scommessa lanciata da Art For Business è che frequentare le arti sia un momento decisivo per aumentare le proprie capacità relazionali e di apprendimento. Farsi contaminare dalle arti per trasformare la nostra organizzazione significa in primo luogo offrire alle persone che lavorano con noi nuove modalità di crescita e condivisione. Per questo durante i tre giorni del Forum metteremo in scena, nelle sale del Palazzo dell’Arte alcune inconsuete esperienze di confronto utilizzando le sollecitazioni che vengono dal mondo delle arti per comprendere di quali strumenti è necessario dotarsi per affrontare il lavoro di domani.
Se davvero tutti noi disponiamo di molteplici modi di essere intelligenti come possiamo sfruttare appieno il nostro potenziale? Il contesto nel quale operiamo è segnato da un progresso tecnologico che si muove a una velocità senza precedenti. Una mente abituata a improvvisare, ad esempio, ci consente di generare valore emancipandoci da un lavoro che possono svolgere le macchine al posto nostro; una mente allenata a creare interconnessioni tra cose lontane ci aiuta a mettere in relazione e sintetizzare le innumerevoli informazioni che il mercato globale ci mette a disposizione; essere a proprio agio con la diversità ci consente di muoverci con efficacia in un mondo improvvisamente diventato molto piccolo e affollato. In altre parole, se si è in grado di ragionare su un argomento solo verticalmente – ci dice Gardner – la comprensione di quell’argomento è specialistica: profonda ma molto limitata e poco efficace in questo contesto. Se si attraversano le discipline è possibile giovarsi di una discontinuità positiva, che genera nuove risposte a vecchie domande: la base per l’innovazione. Crediamo che frequentare le arti consenta di dotarsi di nuovi strumenti per svolgere al meglio il proprio lavoro. Una risposta per offrire a quei manager ossessionati sonni più tranquilli.
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