L’attrattività della conoscenza: cosa significa valorizzare i luoghi di cultura
A cura di Eugenia Grassi, Università Cattolica del Sacro Cuore
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L’incontro è stato introdotto dall’intervento di Valeria Cantoni, la quale ha sottolineato come questa occasione di confronto sulla valorizzazione non debba dividere antico e contemporaneo – come forzatamente viene spesso fatto – in quanto il contemporaneo, l’oggi, comprende e include la totalità del patrimonio, che abita la nostra quotidianità.
Successivamente il moderatore della conferenza, Pier Luigi Sacco, ha evidenziato l’interesse di un simile incontro, diverso dal solito, che spinge a ragionare per ipotesi e a comparare la situazione della valorizzazione italiana con quella europea.
La prima, ormai diventata una sfilza di luoghi comuni in cui si parla molto ma non si elaborano piani concreti, è decisamente contrapposta alla seconda, che conduce un discorso più ampio includendo anche le industrie culturali. Il tema della valorizzazione, insieme a quello della conservazione, comporta inevitabilmente un ragionamento sull’appartenenza culturale poiché i Beni Culturali non sono meri oggetti di testimonianza ma devono permeare la nostra vita; inoltre queste discipline devono capire e indicarci le modalità per affiancare questo patrimonio tangibile e intangibile. Oggi c’è la possibilità di articolare un confronto tra il passato e le generazioni future ma la discussione è più complessa del rendere il tutto solamente più fruibile: noi non dovremmo essere solo i guardiani ma anche gli eredi di questo patrimonio, dando contributi progettati con intelligenza, competenza e coraggio, perché porsi come semplici gestori impoverirebbe tutto.
In un secondo tempo sono intervenuti gli ospiti, ai quali Pier Luigi Sacco ha chiesto di parlare della valorizzazione e della loro esperienza in merito.
Simonetta Bonomi, ritiene che la valorizzazione comprenda molti fattori che non è possibile applicare arbitrariamente: è necessario affrontare caso per caso le singole problematiche in modo da poter elaborare e perseguire degli obiettivi compatibili. Durante il suo mandato in Calabria – iniziato un anno fa – ha dovuto fare fronte alla vicenda dei Bronzi di Riace e del Museo Archeologico Nazionale, impegnandosi sul fronte pratico e nelle successive ricadute che ne sono scaturite: la ristrutturazione del Museo – con la conseguente ricerca di un luogo alternativo sul territorio regionale per ospitarne i reperti fino alla riapertura, prevista per marzo 2011 – e la polemica relativa al trasferimento temporaneo dei Bronzi per il restauro (insieme alla proposta fatta dal Direttore Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale Mario Resca di farli muovere e di portarli nelle varie città a lavori conclusi per farli conoscere meglio al grande pubblico).
Germano Celant ha evidenziato come in Italia conservazione e valorizzazione siano considerati una eccezione e come l’attitudine all’investimento manchi in modo diffuso: le collezioni rappresentano un capitale il cui valore deve essere riconosciuto e sfruttato come strumento di reddito per le città o come simmetrie interne al museo; l’immagine italiana è globale ma viene erroneamente usata solo internamente. E’ necessario creare l’idea del brand – l’esempio Guggenheim è lampante, anche se in Italia la situazione è più vincolata dato che si tratta di una realtà statale – e i direttori devono impegnarsi nel creare situazioni di scambio, nella distribuzione e nella comunicazione dei valori all’esterno rendendoli anche più visibili all’interno; si devono trovare inoltre degli spazi che però non scarichino dal pubblico al privato gli oneri della gestione. Delle contaminazioni saranno inevitabili – soprattutto in un momento in cui vengono sempre meno i fondi – e anzi propositive: è la visione contemporanea del museo quella di tentare di rendere contemporaneo il capitale storico e di considerarsi come una impresa positiva.
Roberto Mazzei ha parlato di come si stiano domandando quale sia il metodo più adatto per valorizzare le competenze e le conoscenze del Poligrafico, anche perché l’esperienza dell’Istituto è quasi “privatistica” poiché è una azienda – i cui interlocutori diretti sono i diversi Ministeri – che può avere le tipiche problematiche (per esempio l’adeguamento e continuo aggiornamento del contenuto tecnologico o il far quadrare il bilancio) ma anche una componente e attività culturale che non si può ignorare, quale il patrimonio immobiliare e la connessa Scuola dell’Arte delle Medaglie. Per Mazzei valorizzazione è portare avanti un progetto: dialogare è facile ma fare dei discorsi che vadano oltre è più arduo. Nel contesto dell’Istituto questo si tradurrà con lo spostamento del Museo della Zecca nel palazzo della Zecca di Roma – edificio storico ancora vivo ma in passato non conservato nelle condizioni ottimali – e l’ampliamento dell’offerta dei corsi preesistenti della scuola, poiché è doveroso guardare al passato ma anche aprirsi al futuro.
Infine Pier Luigi Sacco, prima di lasciare la possibilità al pubblico di porre domande ai relatori, ha coinvolto dalla platea Ludovico Pratesi – critico d’arte e curatore – il quale ha affermato che la parola chiave corretta è “visione”, una visione che implica un lato culturale di coinvolgimento, qualità, visibilità e uno economico di occupazione, professionalità e progettualità, poiché non si deve valorizzare qualcosa che è “morto” ma anzi bisogna riflettere sul significato funzionale (in tutte le sue sfaccettature) che i Beni Culturali posseggono; e Sabrina Bandera, direttore della Pinacoteca di Brera, che ha definito la valorizzazione come comunicazione e il saper continuare a cambiare e adeguarsi, ribadendo la necessità di progettare delle mostre dialoganti e non effimere, di attirare il pubblico (soprattutto quello delle fasce più difficili, utilizzando anche convenzioni e gratuità) e la presenza di una biblioteca in ogni museo, perché si può arrivare a certi livelli solo attraverso il sapere.Art For Business Forum | L\’attrattività della conoscenza
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